I tre segreti dei 25 anni di Vita (20/11/2019)


È un compleanno importante per noi, 25 anni sono tanti, particolarmente tanti per un editore indipendente che in questo quarto di secolo ha attraversato cambiamenti tanto veloci quanto radicali. Sono cambiati gli strumenti del lavoro, i supporti delle notizie, le modalità di lettura e di fruizione, da quando abbiamo iniziato è davvero cambiato tutto. Come è stato possibile attraversare questo lasso di tempo e durare nei cambiamenti? Provo a rispondere così.

Passione per la realtà intera
Mi ha molto colpito che Papa Francesco poche settimane fa abbia detto ai colleghi: «Non abbiate paura di rovesciare l’ordine delle notizie, per dar voce a chi non ce l’ha; di raccontare le “buone notizie” che generano amicizia sociale: ma non raccontate favole, raccontate la realtà». Eccolo nominato il tema vero che abbiamo cercato di mettere al centro della nostra storia: la realtà. Saper stare nel proprio tempo e raccontarlo tutto intero.

Riconoscendo il bene senza tacere dell’inferno. Una passione per la realtà intera; nasce da questo la storia di Vita. Non nasciamo per dare “buone notizie” o per proporre le retoriche del lato positivo, o del mezzo pieno, non ci interessa la pur apprezzabile battaglia per le quote di bontà nell’informazione. Non esiste l’informazione buona e quella cattiva, ma solo la buona e la cattiva informazione. L’informazione e la comunicazione hanno regole e linguaggi, mezzi e piattaforme da conoscere e da usare in tutte le loro potenzialità. Per raccontare la realtà intera. Lo scandalo da cui siamo nati è che della realtà si raccontava solo un piccolo pezzettino. Siamo nati non da un’idea ma da una passione, non avevamo idee da propagandare, volevamo solo andare incontro alla realtà per raccontarla stanchi di un modo di fare giornalismo scemo e pigro.

Alleanza tra giornalisti e soggetti sociali
Un secondo nodo della nostra storia è stata l’alleanza costitutiva tra un gruppo di giornalisti e le organizzazioni di Terzo settore. Vita è un’avventura editoriale nata dal basso, dai gruppi sociali intermedi e dalle libere aggregazioni di cittadini.
Fu chiaro sin dal primo giorno che il giornale nasceva su spinta di organizzazioni che non aveva parola nell’agenda setting tutta determinata dalla politica partitica. Per questo il cuore della nostra scommessa è quello che il nostro Statuto definisce come

“Comitato editoriale”, ovvero l’aggregazione di organizzazioni non profit che scelgono Vita come piattaforma di comunicazione condivisa, spazio indipendente di confronto e di dialogo con tutti gli attori della vita sociale e produttiva. Vita è diventata via via, da voce del non profit a voce dell’Italia responsabile, voce di tutti coloro che a prescindere dalle appartenenze, desiderano impegnarsi per costruire una casa comune sostenibile ed equa. Una caratteristica che ha reso Vita una piattaforma indipendente, pubblica e partecipata di informazione riconosciuta da tutti. Mi ha davvero colpito ed emozionato leggere il messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci ha inviato e che trovate a pagina 65. Un messaggio in cui, tra le tante cose, riconosce e sottolinea la “capacità di dialogo con cui avete contribuito al cammino della società italiana di questi anni”.

Già, perché il dialogo non è mai fine a se stesso e non è mai esclusivo, si dialoga per cambiare e si dialoga per includere. Si interloquisce con tutti senza pregiudizi e schierandosi sempre da una sola parte, quella della realtà e del tentativo di cambiare in meglio le cose, generando dibattito e confronto.

Credo che questa esperienza di alleanza tra giornalisti e organizzazioni abbia contribuito a far crescere sia i giornalisti che hanno imparato che non si lavora mai per se stessi, sia per le organizzazioni che hanno capito che la comunicazione non è qualcosa che viene dopo l’azione, ma è un lucido esercizio di presenza nel mondo che sta all’inizio di ogni azione e intrapresa.

Piattaforma di innovazione
La piattaforma multimediale di Vita è stata sin dall’inizio un’infrastruttura di innovazione del Terzo settore per il fatto che da subito ha favorito l’emergere della società civile organizzata nello spazio e nel dibattito pubblico e il suo riconoscimento giuridico e legislativo. Sono state tante in questi anni le battaglie anche legislative, dalla campagna per la deducibilità delle donazioni (Legge 80 del 14/5/2005) alla campagna per la stabilizzazione del 5 per mille norma rimasta per anni misura sperimentale e dalle coperture ballerine, dalla Legge del Buon Samaritano (Legge 155 del 16/07/2003) sulla distribuzione dei prodotti alimentari ai fini di solidarietà sociale sino alla campagna per il Servizio civile universale, ovvero per un Servizio ci- vile che non dica no ai giovani che vogliono impegnarsi per un anno in attività finalizzate al bene comune…



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