Valore ed emergenza del soggetto comunitario (14/05/2020)


Un secondo fattore di spinta è stato la tecnologia ed in particolare l’uso abilitante delle piattaforme digitali. Stimolati dall’iperconnettività, all’interno delle nostre case, la tecnologia ha permesso la nascita di una nuova generazione di prototipi comunitari, piattaforme attivate a volte da istituzioni esistenti, altre dall’intenzionalità di singoli.

Frammenti di comunità che:

a) hanno fatto lievitare e conferito valore a reti già esistenti, a tal punto che ciò che c’era già nella dimensione “off è cresciuto nella dimensione “online”: pensiamo alle tante cooperative che, con altri soggetti non profit (in particolare volontariato), progettazione hanno co-progettato (in remoto) nuove soluzioni per la domiciliarità e la cura degli anziani;

b) sono state occasione di soluzione comuni fra soggetti vicini ma non ancora in relazione: è il caso del progetto di Attiviamo energie positive, dove soggetti diversi si sono messi assieme per costruire una piattaforma e offrire pro bono eventi formativi alle varie realtà del Terzo settore, una piattaforma dove l’elemento vocazionale e motivazionale è stato preponderante;

c) hanno accelerato progetti da anni chiusi nel cassetto: le piattaforme territoriali di welfare aziendale, ad esempio, hanno scoperto che la cassetta degli attrezzi che vendevano alle imprese poteva diventare lo strumento per dialogare con tutto il territorio. Si sono così accorte che quelle piattaforme non sono mai state un mero strumento per far transitare denaro, ma asset di conversazioni e relazioni. Improvvisamente è stato chiaro che mettere la persona al centro non significa mettere i bisogni al centro, ma la relazione che è il più alto dei servizi;

d) hanno fatto emergere economie che, nel mondo del Terzo settore, erano ritenute residuali: la delivery economy, prima era delegata alle grandi piattaforme commerciali, si è rivelata un bisogno primario in chiave di prossimità, tanto per il commercio etico quanto per le cooperative di inserimento lavorativo. E’ maturata perciò l’urgenza e la consapevolezza che le nuove economie sociali e comunitarie hanno bisogno di “coprire l’ultimo miglio” e che devono perciò dotarsi di piattaforme cooperative.

Il nostro tempo è già l’inizio del dopo

Queste dinamiche collocate in un dove profondamente trasformato e attivate in “remoto” stanno facendo nascere una grande quantità di esperienze. Esperienze che sono pezzi di vecchio settore miscelati col nuovo, pezzi di formalità mischiati con pezzi di informalità, pezzi di attivismo e autogestione con pezzi di un modello organizzativo che sta cercando di incorporare sempre più, dentro i propri codici, i codici genetici della comunità.

Questo rimescolamento non è soltanto un effetto o un’esternalità, ma una delle cose più preziose e decisive che questo momento ci consegna. Dobbiamo averne cura e farla crescere.



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